Francia e Germania rafforzano la cooperazione nel campo della deterrenza in risposta a un contesto di minacce in evoluzione con una nuova crisi esplosa in Medio Oriente a seguito degli attacchi congiunti lanciati da Stati Uniti e Israele contro l’Iran a partire dallo scorso 28 febbraio. In una dichiarazione congiunta pubblicata il 2 marzo, il presidente Emmanuel Macron e il cancelliere Friedrich Merz affermano che, “nello spirito della loro stretta partnership come stabilito dall’Articolo 4 del Trattato di Aquisgrana”, i due Paesi hanno deciso di “avviare una cooperazione più stretta nel campo della deterrenza”.
Cuore dell’iniziativa è la creazione di un “gruppo direttivo nucleare di alto livello” che fungerà da quadro bilaterale per il “dialogo dottrinale e il coordinamento della cooperazione strategica”, comprese consultazioni “sulla combinazione più adeguata tra capacità convenzionali, difesa missilistica e capacità nucleari francesi”.
I primi “passi concreti” saranno compiuti già quest’anno: “la partecipazione convenzionale tedesca alle esercitazioni nucleari francesi”, “visite congiunte a siti strategici” e lo “sviluppo di capacità convenzionali con partner europei”. L’obiettivo dichiarato è rafforzare la capacità europea di gestire l’escalation “al di sotto della soglia nucleare”, in particolare nei settori dell’allerta precoce, della difesa aerea e dello strike di precisione a lungo raggio.
La dichiarazione, pubblicata nel giorno in cui Macron ha presentato la nuova dottrina nucleare francese, ribadisce tuttavia un punto politico centrale: “la dimensione nucleare della deterrenza resta una pietra angolare della sicurezza europea”, fondata sulla deterrenza estesa degli Stati Uniti — comprese le armi nucleari statunitensi dispiegate in Europa — e sulle “forze nucleari strategiche indipendenti di Francia e Regno Unito, che hanno un proprio ruolo deterrente e contribuiscono in modo significativo alla sicurezza complessiva dell’Alleanza”.
La cooperazione franco-tedesca “si aggiungerà e non sostituirà la deterrenza nucleare della NATO e gli accordi di condivisione nucleare dell’Alleanza, ai quali la Germania contribuisce e continuerà a contribuire”. Parigi e Berlino ribadiscono inoltre il rispetto degli obblighi derivanti dal diritto internazionale, incluso il Trattato di non proliferazione nucleare.
Richiamando esplicitamente l’Articolo 5 del Trattato Nord Atlantico e l’Articolo 42(7) del Trattato sull’Unione europea, i due leader chiariscono che la cooperazione mira a “rafforzare i sistemi di sicurezza collettiva ai quali entrambi i Paesi appartengono” e ad “accrescere la sicurezza dell’Europa nel suo insieme”, con “particolare attenzione al coordinamento con gli Stati Uniti, il Regno Unito, gli altri Alleati e la NATO”.
L’europeizzazione della deterrenza
Nel discorso pronunciato dalla base sottomarina dell’Île Longue, in Bretagna, Macron ha dato una dimensione politica più ampia all’iniziativa, affermando: “Già da ora altri Paesi hanno accettato questo dialogo e, oltre ai nostri partner e amici britannici e tedeschi già evocati, la Polonia, i Paesi Bassi, il Belgio, la Grecia, la Svezia e la Danimarca vi si uniranno. Si tratta di una vera convergenza strategica tra i nostri Paesi, capace di dare una reale profondità alla difesa del nostro continente. Le discussioni sono inoltre aperte con diversi altri Stati e proseguiranno nelle settimane e nei mesi a venire”.
La formula prevede che la Francia non condivide la decisione sull’eventuale impiego dell’arma nucleare — che resta prerogativa esclusiva del Presidente della Repubblica — ma estende la protezione del proprio ombrello strategico attraverso una cooperazione strutturata e la possibilità, in caso di crisi, di dispiegare assetti aerei strategici nei Paesi partner.
Come sottolineato dall’analista geopolitico Pierre Haski, in un commento pubblicato da Radio France, “la deterrenza nucleare francese si sta europeizzando e si sta evolvendo in ‘deterrenza avanzata’”, rappresentando “un passo importante per l’Europa in un momento in cui sembra impotente di fronte alla crescente brutalità mondiale”.
Haski sottolinea come Macron abbia sciolto un’ambiguità storica: se in passato la dimensione europea della deterrenza era implicita nella difesa degli “interessi vitali” francesi, oggi essa viene esplicitata e ampliata. A suo avviso si tratta di “un passo avanti decisivo”, anche come risposta alla percezione di un indebolimento dell’affidabilità dell’ombrello americano.
L’elenco dei Paesi coinvolti comprende appunto Regno Unito, Germania, Polonia, Paesi Bassi, Belgio, Grecia, Svezia e Danimarca, ma non l’Italia. Roma, seppur invitata al dialogo nelle scorse settimane, ha per ora scelto di non aderire formalmente all’iniziativa, motivando la decisione con il fatto di ospitare già sul proprio territorio testate nucleari statunitensi — stimate tra le 70 e le 100 — nell’ambito del nuclear sharing della NATO, ritenute sufficienti a garantire la deterrenza. Una posizione che alcuni osservatori considerano come rivolta a una NATO del passato e sostanzialmente miope.
Sul piano politico interno francese, la proposta di estendere l’ombrello nucleare senza condividere la decisione sull’impiego dello strumento sembra raccogliere consensi trasversali. Anche il partito di estrema destra Rassemblement National appare favorevole a una proiezione della deterrenza francese sul continente, in chiave di rafforzamento del ruolo strategico di Parigi in Europa. In una dichiarazione, Marine Le Pen e Jordan Bardella hanno dichiarato di “aver preso atto del discorso del Presidente della Repubblica” e in particolare “della riaffermazione della natura sovrana della decisione di utilizzare” armi nucleari.
Ma i due leader di RN hanno però sollevato “diverse questioni“ sul concetto di “deterrenza avanzata” presentato dal capo dello Stato, che a loro avviso è sinonimo di “dispersione dei nostri asset nucleari sul territorio europeo” senza “alcuna concessione “, in particolare per quanto riguarda “l’acquisto di attrezzature francesi “.

